Tensive vince il Premio Marzotto 2012

Ieri sera al teatro comunale di Vicenza è stato assegnato alla start-up Tensive il premio Gaetano Marzotto. Fortemente voluto, da Giannino Marzotto, recentemente scomparso, il premio consiste in un finanziamento di 450.000 euro a un progetto imprenditoriale che risponde a criteri di sostenibilità economico-finanziaria e contemporaneamente sia in grado di produrre un circolo virtuoso per il territorio italiano.

Giannino Marzotto

Il conte Giannino ai giovani diceva “pensa al futuro e guadagnati il presente” e attraverso la creazione del premio voleva “reperire e incoraggiare le intelligenze” del resto, da imprenditore navigato qual’era, aveva la convinzione che “l’invenzione è figlia dell’ingegno individuale umano, lo sviluppo è figlio del cumulo dei capitali, ma anche un giovane, senza disporre di grandi capitali può utilizzare la sua intelligenza, la sua fantasia e il suo spirito di sacrificio per dare qualcosa di nuovo al mondo. Se ha indovinato troverà i capitali per andare avanti”.

Lo scorso anno Tensive si era classificata seconda a Start Cup Milano 2011, un anno dopo il premio Gaetano Marzotto conferma il successo dell’iniziativa e rappresenta una concreta possibilità di crescita per l’azienda.

Buona fortuna!

Startupper aiutate i giornalisti!

Su Linkiesta il 12 novembre Egomnia ha pubblicato: “AAA Cercasi Startupper” in cui si racconta l’unione tra Egomnia, social network (anche se mi sembra inesatto definirlo tale) di Matteo Achilli e Deejay TV, che nella trasmissione pomeridiana Occupy Deejayracconteranno le storie di giovani imprenditori e le loro iniziative. Le migliori start-up verranno seguite ogni settimana dalle telecamere, gli si darà risalto mediatico, si cercherà di farle conoscere.

Matteo Achilli di Egomnia

L’iniziativa registra le critiche di Stefano Bernardi e Antonio Lupetti, che già a luglio aveva aveva scritto del “fallimento della mentalità degli startupper italiani”, parlando di Egomnia. Ora, critica la spettacolarizzazione del fare start-up: “trovo sacrosanto che se uno ha le giuste opportunità le deve cogliere al volo. Non è tempo di essere choosy. E per quello che mi riguarda, Matteo Achilli fa benissimo a darsi allo spettacolo. Ma faccio un invito. Alla stampa, ai giornali, a Radio Deejay e a chi fa informazione in generale. Parlare di startup va bene ma bisogna farlo coi crismi dell’onestà intellettuale, senza contribuire a far passare il messaggio sbagliato di quello che le startup e i ragazzi che fanno startup non sono.”

Stefano Bernardi

Per carità, trasformare il fare impresa in intrattenimento è qualcosa di sbagliato, e l’opinione di Bernardi, startupper italiano di successo, trapiantato nella Silicon Valley, ha la sua valenza. Il problema, però, rimane che in Italia si parla poco di imprenditoria giovanile, il Decreto sviluppo ha dato ancor più risalto mediatico all’argomento start-up, e va bene, ma di fatto, mancano le istruzioni per l’uso.

Fare start-up non è un concetto, è la capacità di trasformare un’idea in qualcosa di tangibile, produrre per fare soldi. Ma agli italiani chi lo spiega? Le lodi che la stampa italiana tesse a Matteo Achilli sono forse esagerate, Egomnia è una realtà ancora semi-sconosciuta. Ma se i Bernardi volano a 14 ore d’aereo da qui, con cosa restiamo?

L’iniziativa Occupy Egomnia trasmissione tv racconterà la vita e i successi degli imprenditori digitali “sotto la guida di Matteo Achilli”. Antonio Lupetti, si chiede perchè proprio lui e non altri, cita gli inventori di Followgram, e l’obiezione potrebbe essere legittima. Il perché andrebbe chiesto a Radio Deejay. Ma se parliamo di vendere un prodotto, evidentemente Achilli sfrutta anche la vetrina mediatica, che gli si offre, per vendere il suo, e di questi tempi come si fa a dire che sbaglia? E’ un ragazzo di 20 anni che ha messo su un network che permette a offerta e domanda di lavoro di interagire, farsi conoscere non significa darsi allo spettacolo, e magari può essere utile ad altri.

L’invito rivolto alla stampa da Lupetti è sacrosanto, i format a “stelle e strisce”, lasciano il tempo che trovano, è vero anche questo, ma allora cerchiamo, giornalisti e startupper insieme, di informare in maniera corretta. Esuliamo dal tanto criticato provincialismo italiano, ma concentriamoci sull’Italia. Aiutiamo anche chi non va all’estero, cerchiamo di spiegare agli italiani quali sono gli strumenti a loro disposizione e come ottenere il massimo da questi.

Stefano Bernardi su Twitter alla mia richiesta di consigli per giornalisti che vogliono parlare di start-up in modo costruttivo ha risposto dicendo di leggere TechCrunch ogni giorno e una decina di libri tra cui Founders at Work. Seguo il suggerimento, da profana, la mia cultura in materia è ancora tutta da costruire. Vorrei, però, sottolineare che i media hanno un ruolo fondamentale per la divulgazione delle informazioni, è lo strumento più immediato attraverso il quale il pubblico è messo al corrente delle novità e delle opportunità. Se il modo in cui si approccio all’argomento è sbagliato, solo chi è dentro l’ecosistema start-up può contribuire a renderlo giusto.

Startupper aiutateci!

Itc e web, per ora, la fanno da padrone

Anche se le start-up legate al web restano le più numerose, nel 2011 in Italia, l’information and communications technology è stato il settore più gettonato per i nuovi investimenti. Ventisette milioni di euro per quarantaquattro operazioni di investimento, il 41% fatto da incubatori, il 39% da venture capital. I primi nove mesi di quest’anno hanno confermato la tendenza: 29 operazioni del valore di circa 20 milioni di euro.

La metà, o quasi, sono relative alla telefonia mobile: 20 investimenti su 44 nel 2011, 13 su 29 da gennaio a settembre di quest’anno. In effetti, l’Italia per quanto riguarda smartphone e banda larga ricopre una posizione di leadership nel mercato internazionale, si sa, ci piace chiacchierare.

La Siemens ci aveva visto lungo, già nel marzo del 2002 aveva dato vita ad un’iniziativa, di nome Siemens Mobile Acceleration, per favorire lo sviluppo di start-up italiane dedicate alla comunicazione mobile. In quel caso, oltre all’attività di venture capital, la società, aveva offerto alle neonate imprese anche consulenza tecnica-manageriale e l’accesso ai centri di ricerca e alla rete di vendita di Siemens. A quel tempo, l’ad Massimo Sarmi aveva detto che il mercato italiano, seppur dinamico “era ben al di sotto della media europea per venture capital nelle telecomunicazioni”.

Qualche passo in avanti si è fatto, e in tempi molto più recenti, appena tre settimane fa, nel giro di pochi giorni, 3 start-up italiane, AppsBuilder, 4w Marketplace e Decisyon hanno ricevuto finanziamenti milionari. Principia Sgr, una delle maggiori realtà operanti nel venture capital italiano, investirà 2,5 milioni di euro in 4wMarketplace, start-up che si occupa della vendita di spazi pubblicitari online, e lavora, solo per citarne un paio, con Rcs e il Gruppo Espresso. Poi c’è AppsBuilder, che permette la creazione fai-da-te di application per smartphone e internet, finanziata da Annapurna Ventures e The Net Value, che con un finanziamento di 1,5 milioni di euro che permetterà lo sviluppo tecnologico e l’espansione della start-up all’estero.  La terza è Decisyon, si occupa di business intelligence e l’ha fondata un italiano, Franco Petrucci. Ha sede negli Stati Uniti ma il settore dello sviluppo tecnologico si trova a Latina. Il fondo Axel Johnsons insieme ad altri investitori americani e inglese ha appena contribuito con un immissione di 15 milioni di dollari.

Intanto, la ricerca ” Startups in Italy: Facts and Trends” presentata da Mind the Bridge durante un incontro a Milano, presso la sede del Corriere della Sera, ci dice che il 52% delle start-up nostrane si trovano al Nord, il 21% al Centro, il 15% al sud e nelle isole (50% in più rispetto al 2011 in Sicilia e Sardegna). Di queste, molte sono registrate su Innov’azione, progetto editoriale ma anche strumento utile per chi è interessato all’argomento start-up e innovazione. Sul sito si approfondiscono diverse questioni, ci sono i racconti di chi, partendo da un’idea, è riuscito a sviluppare un business, si parla di capitale di rischio, del ruolo che l’imprenditoria italiana dovrebbe avere nei confronti del processo innovativo e di quello che potrebbero fare le istituzioni.

Forza, keep calm and start up.